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STRATEGIA DELLA TENSIONE: RICERCARE LA VERITA’ STORICA PDF Stampa E-mail

Roma, 29 luglio ’10 (Fuoritutto) Dalla mafia al terrorismo, l’Italia deve rifare i conti col passato. Un passato doloroso, ma ancora oscuro. Da Palermo i giudici annunciano clamorose novità sulle indagini che riguardano l’assassinio del giudice Borsellino. E il procuratore aggiunto di Caltanissetta, aggiunge: “La politica saprà reggere il peso di questi nuovi fatti?”. Anche per il giudice Rosario Priore è necessario “rivedere la storia italiana sulle stragi e in particolare su quella di Bologna”.
Come si ricorderà, la strage di Bologna, compiuta sabato 2 agosto 1980, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra. Per Bologna e per l'Italia è stata una drammatica presa di coscienza del terribile salto di qualità compiuto dalla cosiddetta “strategia della tensione”.
Priore, che all’epoca dei fatti indagò in qualità di giudice istruttore, ha ripetuto l’appello durante un convegno svoltosi a Roma, in occasione del trentesimo anniversario della strage, che causò la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200.
“Le stragi sono messaggi - ha spiegato Priore - da governi a governi o da organizzazioni a governi o viceversa. Il nostro governo per un certo tempo ha avuto buone orecchie poi il suo udito è calato”. Al convegno, che ha preso le mosse dallo scenario delineato nel libro-intervista di Rosario Priore e Giovanni Fasanella “Intrigo internazionale” è intervenuto anche l'ex presidente della Commissione stragi Giovanni Pellegrino che ha sottolineato come “riaprendo le indagini si deve mettere in conto di andare verso una nuova verità”.
Un invito a tutte le forze politiche per arrivare a una verità su quello che accadde la mattina del 2 agosto 1980 è arrivato dalla promotrice dell'incontro, la deputata del Pdl Barbara Saltamartini.
Secondo Rino Formica “la politica forse ha compiuto un errore: quello di non ricercare la verità storica autonomamente rispetto alla verità giudiziaria e paragiudiziaria delle commissioni di inchiesta. L'Italia fu terra di guerra fredda accettata e di guerra calda subita. Bisognerà partire dalle verità indicibili raccontate dal giudice Priore al giornalista
Fasanella per tentare di forzare il muro del silenzio internazionale, perché nelle carte italiane, anche se ci fossero, l'interesse dei governatori di oggi è più scarso dei loro predecessori. Speriamo che la comunità degli storici di nuova generazione non metta la testa sotto la sabbia come fece la generazione della storiografia militante”.
(Giu)

 

 

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