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LIMITI AI NOMI DEI PROPRI FIGLI |
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Roma, 29 luglio ‘10 (Fuoritutto) A chi non e’ capitato, di fronte alla notizia che la famiglia sarà allietata da un bebè, di lambiccarsi il cervello per trovare un nome al futuro neonato? Ebbene, forse non tutti lo sanno, ma esistono dei limiti per legge alla fantasia nel mettere i nomi ai propri figli.
E il leghista Marco Giovanni Reguzzoni pone un problema: è possibile evitare restrizioni inutili, ovviamente nel rispetto del senso del pudore, del divieto di nomi politici o partitici, di nomi ridicoli e altro? Già, perchè un decreto del 2000 vieta l’attribuzione al minore dello stesso nome del padre o di un fratello o sorella viventi, di un cognome come nome, nonché di un nome che possa essere considerato ridicolo e stabilisce la coerenza tra nome e sesso del bambino. Ma le limitazioni al potere di scelta dei genitori hanno dato origine a impugnazioni fondate sulla violazione del diritto fondamentale dei genitori a effettuare tale scelta in via esclusiva, senza interferenze statali. “La questione è controversa, non solo in Italia. Svariati casi – ammette il sottosegretario all’Interno Michelino Davico - sono stati portati all’attenzione della Corte europea sui diritti dell’uomo”. E questa, con sentenze del ’96 e del 2007 “ha evidenziato - ricorda il sottosegretario - che non sussiste da parte dei genitori un diritto assoluto di scegliere il nome dei figli, potendo lo Stato limitare tale scelta al fine di salvaguardare l’interesse all’identificazione personale”- E allora? E’ una questione di buonsenso, evidentemente. “Il principio che emerge - conclude Davico - è quello di contemperare la liberta di scelta dei genitori con la tutela della sfera privata del minore. Che deve restare il più possibile esente da pregiudizi a cagione del nome impostogli dai genitori”. (Sbo)
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